Traffico

Immanuel, Dio mio! Sono diventata come quelli che dicevi tu.
Sono in auto, e faccio traffico.
Sono in auto, guido piano.
Non ho voglia di tornare a casa.
Sono come tutti quelli che dicevi tu. Quelli che dopo il lavoro hanno qualcosa da cui non vorrebbero tornare e non possono, non possono non tornare, non possono andare da nessun’altra parte: né bar, né rotatoria su cui posteggiare e aspettare che il traffico si dissipi, che faccia notte, che i semafori diventino fissi a giallo lampeggiante, che le persone spariscano. Non possono restare in macchina per sempre o addormentarsi al volante, né prendere una via che porti in campagna, una via non segnata, per far perdere per sempre le tracce e di loro, non se ne saprebbe niente mai più.
Immanuel. Sono sulla strada di casa che mi allontana dal tuo domicilio.
Faccio la conta dei benzinai, dei pub ancora chiusi lungo le statali nere, disabitate. Faccio mente locale sui posti che conosco, in cui vorrei rintanarmi per sparire tra le righe di “Un amore”, per farmi fare compagnia dalle ragazze a basso costo che sono umane come me, vestite mediocremente come me.
Immanuel, vienimi a prendere. Oppure no, resta dove sei. Sono una donna che ti piace, ma non ti piace di certo più del vino.
Resta dove sei, che diventerei presto un’auto bloccata nel traffico anche in direzione opposta, nella direzione tua.
Resta dove sei.

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