Sole bianco

Dopo aver letto i primi scritti di Caproni.
C’è il sole bianco sul paese. “Un sole d’acqua”, come dicevano i vecchi al sud.
Entro nell’arco durante la controra.
Una signora si volta. Passo. Cohen piano dal finestrino semiaperto.
Some women wait for Jesus, and some women wait for Cain.
Continuo a guardarla per un attimo dallo specchietto. Non c’è un’anima.
Tranne un uomo al bancomat.
Un allarme.
Un allarme demente risuona nella piazza, a vuoto. Tutto è immobile. Meno che io. Meno che lui. Meno che la signora.
Sono stata io? Ho commesso qualche infrazione?
È stato lui? Ha fatto esplodere la cassa continua e portato via i soldi?
Guarda verso il cielo d’insù della chiesa, e si dispiega il suono, oltre la torre della Rocca.
Nessuno.
Comunque meglio andarsene.
In questo paese il sole è bianco e non c’è nessuno, anche i Carabinieri se ne sono andati. La caserma è solo un palazzo vuoto con un cancello chiuso e una luminaria azzurra di Natale. Spenta.
Chi arriverà per controllare?
Questi cittadini.
In una poesia di Caproni.
Che parla delle albe e dei tramonti e dei soli d’inverno. Che parla di finestre sui campi. Siamo gente di campagna pure noi.
Gente senza sole che l’abbandona pure gesucristo.
Sui sampietrini di un paese nella controra. D’inverno.
When Jesus was the honeymoon
And Cain was just the man
.

LAST YEAR’S MAN – Leonard Cohen

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Ammoniaca

Quando sono andata via dall’albergo al primo piano in cui vivi, in strada, da sotto la finestra ti ho sentito pisciare.

Me ne andavo ed era senza saperlo l’ultima volta che sarei stata con te.

Il rumore dell’acqua che cade nell’acqua, esattamente come la prima volta che sono stata con te: entravo nel bagno e tu eri in piedi, faccia al muro che pisciavi con una mano appoggiata alla parete e l’altra a massaggiare il cazzo affinché l’urina non smettesse di uscire.

Volevi forse scandalizzarmi e invece io ti ho guardato l’uccello per tutto il tempo fino a quando l’ultima goccia dell’intera bottiglia di bianco che hai bevuto a cena non fosse passata dalla tua cappella.

Credo che un po’ ti abbia inibito e il piscio non voleva scorrere più.

Vidi che lo avevi fino, tale e quale a come sei tu: un po’ curvo e quasi sofferente. Pensai che non l’avrei amato, perché io necessito di dolori forti. E invece quando stava di fronte a me e non puntato nella tazza del cesso, acquistava un vigore nuovo e ti diventava fisicamente superiore. Come un organo che non ti appartiene, un organo che avevi voglia di farmi vedere e per questo sei entrato in bagno lasciando la porta aperta.

Me lo volevi mostrare. Volevi che capissi che nonostante tu non mi avessi guardato negli occhi per tutta la serata, stavi morendo dalla voglia di toccarmi. E di farlo da zero a cento: toglierti per la prima volta gli occhiali da sole, mostrarmi come una rivelazione il tuo volto, e poi bucarmi la carne. Punto.

La prima cosa che mi hai chiesto era di mettermelo nel culo. Ma quella sera, è vero, non me lo mettesti proprio da nessuna parte.

Che io non ti conosco e mi devo proteggere. Tu non mi conosci, non sai chi sono. E pensavo che bastasse proteggere le mucose con una membrana di lattice unto per potersi salvare. E invece.

Invece non ho pensato che avrei dovuto proteggermi il cuore da uno scricciolo d’uomo senza artigli.

Una presenza del tutto innocua che avrei preso e lasciato così, senza traccia, come si indossa un cappotto e poi lo si abbandona sullo schienale di una sedia al ristorante dimenticando che fuori nevica, sentendo caldo, e non tornando mai più indietro per reclamarlo.

L’inverno mi è entrato tutto dentro. Senza preavviso. Così come avresti voluto fare tu nella mia fica.

Chissà com’è che è sparita la nostra estate. Ti ho portato al mare. Chissà com’è potuto accadere di perdersi come due cappotti lasciati in ristoranti diversi.

E tu ora senti freddo come me. E tu ora non sai che fare, con la tua camicia aperta, sbottonata fino a un punto proprio improbabile. Hai gli occhi piccoli piccoli e non mangi mai, fumi molte sigarette, bevi.

E io che non fumo, e nemmeno bevo? Cosa mi alzerà la temperatura in corpo, adesso che tu parti e l’inverno non attende novembre?

Cosa diventiamo, io e te, adesso? Adesso che te ne vai e che io resto.

Corpi di bionde e corpi chetonici.

Le donne di Firenze che entreranno in bagno insieme a te.

Frame da “Cremaster 5“, (1997) di Matthew Barney