Lucciole

Lucciole.
Fuori stagione
Luce impazzita.
Volano rasoterra con la grazia di calabroni.
Sono neri.
Insetti giganti. In fila indiana.
Nelle campagne, lungo le statali, sotto la pioggia.
Le auto rallentano per vederli meglio. Luce contro luce, una torcia contromano, i tuoi fari nel buio.
Non è lo spettacolo di fine maggio. A volte piove e inchiodare sul bagnato non è un sicuro per nessuno.
Camminano nella notte uomini fatti di buio. Hanno qualcosa in mano che li renda un po’ visibili. Hanno qualcosa in mano, ma a volte nemmeno quello.
Uomini neri. Ritornano dal lavoro. E fuori piove.
Chissà dove si perdono quando li oltrepassi e di quel lumino non ce n’è più traccia.
Dove finiscono la loro migrazione questi uomini-calabrone? Queste lucciole giganti che volano a zig-zag?
Zig. Zag. Come un abbaglio neurale sulla retina, che viene da dietro l’occhio, come qualcosa che non esiste nella realtà.
Un abbaglio.
Sparisce.

(Credits: “La scomparsa delle lucciole”, 2012 – Frammento di testo in Pier Paolo Pasolini in Braille. Puntasecca su plexiglas e luce a led).

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