Lezioni di musica

Lezioni di musica”.
In onda su Radio 3 in streaming. Un sabato mattina, Barcellona.
Una casa buia nel quartiere El Born.
Cercando di non vomitare.
Ho preso qualche droga due giorni prima. Deve avermi fatto molto male.
Tento di uscire dalla vasca da bagno, mentre tutto intorno ondeggia e mi dà la nausea. Sono su un vascello nella tempesta.
La pianista ci insegna come suonare quel rigo dello spartito: DO – RE…
Lo ripete di seguito.
Il sabato mattina su Radio 3 danno lezioni su com’è fatta la musica. La musica classica, i componimenti di alcuni artisti misconosciuti dal Seicento in poi.
“Ascoltiamo un frammento del brano originale orchestrato. Poi scomponiamolo. Ascoltiamo i passaggi tra una partitura e l’altra. Suoniamo.”
Mi aggrappo alla voce dell’insegnante così come faccio con la tenda da doccia che delimita con pareti molli la vasca in cui a tentoni mi lavo.
Cerco di coprire l’odore. Quel puzzo metallico della bile che perdo dal corpo e che non va via.
Me lo porterò dietro quel tanfo per i quaranta giorni a venire. Non camminerò più bene, né penserò a velocità normale. Sarà difficile parlare.
Non mangerò più per venticinque giorni. Poi riprenderò a ingoiare qualcosa e la eliminerò senza averla neppure digerita. Intera.

Al di là del bagno c’è un ragazzo che mi piace molto. È gentile con me, nonostante stia occupando il suo letto da giorni, dormendo per ore e ore senza riuscire ad alzarmi o a parlare, o a ricordare nulla. Sulla parete in faccia alla quale dormo, un grande disegno che ha fatto lui: una faccia mi osserva, la tocco con le dita, come per poter assimilare qualcosa di magico. Il mio amico ha un pensiero magico. Mi parla della morte e oltre la morte.
Buio.
Ricordo solo quando ho tentato di entrare in un museo e avevo terrore di acquistare il biglietto.
“Paranoia”, mi dicono. Pare si chiami così quella sensazione di essere osservati e fuori luogo, quel senso paralizzante che impedisce di compiere la più semplice delle azioni in presenza d’altri.
Ricordo solo con che difficoltà ho mangiato un croissant e un the caldo in un café per turisti. Ricordo solo il tempo a scatti. Una pellicola inceppata che scorre sullo schermo.
E ricordo la vasca da bagno, le lezioni di musica.
DO – RE…
…quel pianoforte terribile.

A volte al bagno mi capita di sentire di nuovo quell’odore di calce e metallo che produceva il mio corpo guasto.
A volte alla radio mi capita di sentire di nuovo “Lezioni di musica” e ricordo la casa buia al Born, i dolci industriali che mi comprava Riccardo al mattino dal bangla giù per strada. I graffiti sui muri di tutte le stanze. E quel pianoforte terribile in doccia, all’estero.

Credits: frame from “Psycho” (1960) – directed by Alfred Hitchcock

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