Un carico sporgente

Stai con me.
Pure se dormi e non mi guardi.
Stai, nella mia stessa stanza, mentre io faccio altro, leggo un libro, cucino la nostra cena.
Stai con me anche se sei stanca e non facciamo l’amore perché il mondo è stretto e non c’è un posto per il nostro tempo insieme.
Stai con me mentre lavoro alle mie cose, mentre porto avanti i miei progetti, mentre fallisco ogni ambizione.
Stai con me seduta durante una lezione. Durante le uscite coi miei amici.
Stai con me anche se non siamo sole, se l’altra gente si fa domande.
Stai con me sul tram, in macchina. Cantiamo insieme una canzone, portami a un concerto, mi piacerà, mi piaci.

Stai con me quando è inverno e hai i calzini di lana pieni di polvere raccolta dal pavimento. Stai quando fuori pare che non ci sia altro e, benché ci sia poco anche dentro queste quattro mura, ho l’impressione di essere totale se il tuo corpo occupa lo stesso spazio che occupa il mio.
Non abbiamo molto, ma la tua presenza inerte, mentre dormi sul divano e io ti guardo, o sto di spalle, riempie le orecchie e la pancia.
Perché se tu non stai con me, fisicamente presente, amarti è un’altra cosa, fatta di angoscia, una cosa di ceramica scura ornata di crepe. È come un vaso antico pieno d’acqua difficile da trasportare. È un peso che mi affligge se so che tu sei lontana, perché se anche mi pensi, se porti in testa lo stesso vaso col mio nome, io ho paura, ho paura che a una di noi due cada e si rompa in mille pezzi, e che l’acqua, come un’immagine di un volto non più importante, evapori e tu non sapresti più chi sono io per te. Se il mio vaso si rompe, io non esisto più. Né in te, né per me.
Allora stammi vicino, tengo saldamente il vaso sulle mie spalle e con lo sguardo sorreggo anche il tuo: se ti fisso mentre dormi sono certa, resterà in equilibrio e sognerai di me. Quando tornerai tra gli uomini vigili l’avrò reso ancora più colmo d’acqua e ti sentirai greve ma al contempo felice di aprire gli occhi e trovarmi lì, di spalle, ad essere il tuo carico sporgente, un macigno pericoloso, in bilico, sul cuore tuo.

(Credits: Room in New York, 1932 – Edward Hopper, Sheldon Museum of Art)

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