A San Claudio

Te lo sarìsti mai creso?
Cinquant’anni fa.
A San Claudio de Curidonia.
Che avrìsti consegnato la merce a lu stranieru.
Te lo sarìsti mai creso che li cinesi putìa rraprì li ristorandi su stu postu, jo pe ssé cambagne? Qua non ce conosce gnisciù.

Ti alzi alle cinque da una vita per consegnare l’acqua in bottiglia. Dalle sei alle otto e trenta hai già finito le tue consegne col furgone dal rimorchio aperto, le casse a vista, bollicine scoppiettanti, il vetro tintinna.
Lo avresti mai creduto che oggi, tu entri col carrello e molte casse d’acqua, in un ristorante cinese all’ora di pranzo?
Consegni l’acqua al forestiero. La fattura compilata. Ti dà i suoi vuoti a rendere.
Lo avresti mai creduto che chi ti accoglie è una donna che si fa chiamare “Maria“, ma il suo salone è una pagoda, draghi alle colonne, un acquario grande un’intera parete.
Si fa chiamare Maria solo per somigliare meglio alla moglie tua: un nome facile che tu sia in grado di ricordare, che ti sia possibile capire.
Maria.
Una Madonna coi capelli neri e gli occhi piccoli, gonfi, come mandorle spellate. Una Madonna che non sorride mai, come quelle del medioevo.
Ti accoglie un’assurda donna d’Oriente vestita alla tirolese: ha un’età indefinibile e questa pezza verde e nera con finiture porpora che le arriva fino alle caviglie tozze mi ricorda i vestiti venduti a Porta Portese la domenica mattina.
La Cina. San Claudio. Il Trentino. Roma.
Un lungo grembiule da sala sovrapposto a questo improbabile vestito, che forse è molto tipico in qualche landa desolata della sterminata terra dove lei è cresciuta, forse è tipico della campagna asiatica che noi misconosciamo. Desolata. Come questa zona marchigiana a San Claudio di Corridonia, questo posto mite, Aquisgrana Picena, qualcuno lo giura, Carlo Magno è sepolto qui.

Te lo sarìsti mai creso che Aquisgrana stava qui?
Anni e anni a portà l’acqua pe le case de cambagna, a pistà sta terra dò ce passò l’esercitu de Carlo Magno. Anni e anni a arà li cambi.
Te lo sarìsti mai creso che li cinesi se pijava tutto?
Te lo sarìsti mai creso de jì a fadigà pe lu stranieru?

(Credits: “The nothen girl“, 1987 – Yang Feiyun)

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