La paura

In reparto, credi che quell’odore languido sia la tirocinante che ti sposta, che ti posiziona come fossi un manichino, lembi di carne qui e lì, tra un dispositivo e l’altro.
Oppure pensi che sia la macchina stessa, il nauseante misto di disinfettanti e gente che è stata appoggiata su quel ripiano.
Nell’altro ambulatorio, lo senti ancora.
E allora capisci che sei tu. Quell’odore che non riconosci, che non hai mai avuto.
Sei tu.
È la tua pelle.
La tua carne.
Odore di grasso, odore di latte, come le mamme che hanno avuto da poco un bambino.
Hai figli?” mi chiede la dottoressa dalla postazione video.
Mi sente anche lei, da laggiù? Sente questo odore materno che disgusta?
Confabula qualcosa con l’assistente. Sento.
Mi mortifica.
Mi mortifica capire che anche i dottori trovano strano qualcosa nel mio corpo, quella stessa cosa che non ho mai percepito come normale. Ti specchi, lo vedi. Lo vedi che c’è qualcosa di deforme. Sei deforme.
Se lo pensano i dottori, allora non sei solo brutta, sei proprio anormale.
Ma io lo sapevo.
Un senso di vergogna. Vorresti chiedere scusa a qualcuno per quell’imbarazzante stato delle cose.
Perdonatemi se sono così, lo so che non è bello, ma non posso farci niente, sono uguale da quando ero bambina, era tutto previsto. Se potessi, sarei migliore. Se potessi, ve lo eviterei. Non posso farci niente, mi hanno fatta così. E nemmeno per quest’odore. Giuro, di solito non si sente…
Ma è mattino, hai ancora i capelli sulla nuca umidi di doccia, ma è inverno, non fa caldo, non si suda.
Allora è la paura.
La paura. Quella cosa che percepiscono pure i cani.
La paura.
È la paura quando il medico ti rassicura, e poi ripete un’azione su un’area già perlustrata. È la paura quando il dottore ti dice di girarti verso di lui, è la paura, quando senti che ti rassicura ancora.
Quando ti dice che devi fare altre cose, e vuole fartele lui.

È la paura, quando tu non hai paura di niente.
Quando lo guardi gelida sul lettino e gli dici che farai ogni esame come se nulla fosse, che farai quello che c’è da fare.
È la paura che ha il tuo corpo al posto tuo. Che sprigiona ormoni impazziti prima che tu abbia capito.
Perché tu non hai paura finché non capisci. E anzi, non ce l’hai nemmeno dopo, perché proprio quando capisci, tutte le cose vanno al loro posto, qualsiasi esso sia.

La vita è solo quello che può essere. Non c’è da avere paura.

Quell’odore è qualcos’altro che ha paura per me. Al posto mio.
Mi hanno sentito i dottori?
Mi hanno sentita solo i cani?
Ecco.
Mi rincorrono.
Dicono che il corpo umano sprigioni ormoni dello stesso tipo sia quando si prova terrore che nel momento in cui ci si prepara a un’aggressione; è per questo che le bestie ti mordono quando hai paura: confondono la tua vulnerabilità col loro pericolo. Mordono.
Questi cani mi mordono la faccia, le tempie, la testa, ora, che sto guidando la macchina, e non so come dirlo a mia mamma.

Ma io non ho paura. E ho voglia di piangere.
Senza le prove, che senso ha?

Un’emozione pura. Senza motivo.
Come l’odore schifoso del mio corpo.
Ma non ho pianto.

 

Credits: “Radiografie“, 2011 – Collografia (Valentina Formisano)

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