Gente di mare

Gente di mare.
Che dici? Uomo o donna?
Non lo so, non si capisce.
Fanno una specie di ginnastica, che carini.
Guardali.
Non sono quelli usciti dalla roulotte?
Io dico che hanno fatto un lungo viaggio.
Si stanno sgranchendo le gambe.
E le braccia.
E quella mossa lì? Cosa sgranchisce?
Qualcosa tra le costole.
Che stile.
Secondo me sono rumeni.
Sembrano scarti ributtati dal mare lungo Lido di Ostia. Tipo quelli che hanno ammazzato Pasolini.
È vero, ho pensato esattamente la stessa cosa!
Risate.
Quello che è sicuramente uomo solleva una pietra.
Che bomber.
Sembra un pugile che abbia vinto la cintura di campione del mondo.
La scuote leggermente nell’aria, sulle braccia tozze e tese, le maniche accorciate fino ai gomiti, nonostante la leggera pioggia.
L’altro/a alza i pugni nell’aria e si congratula con lui.
Appesi alla rete di separazione tra la spiaggia e una rimessa di barcacce, fanno un tentativo di stretching di sei, barra otto secondi.
Immagino che lo sport così fatto sia del tutto inutile.
Il prossimo esercizio si fa col marciapiede. Non se era questione di stile o se quello tarchiato stesse inciampando.
Si divertono molto in mezzo alla puzza di pesce.
Perché non ce ne andiamo? C’è puzza di pesce.
A me piace la puzza di pesce.
Ma è pesce marcio.
Mi piace la puzza di pesce marcio. Da piccola mio padre mi portava spesso al porto, d’inverno. E quella puzza di pesce marcio mi fa schifo, ma al contempo mi piace molto, sai com’è.
Già.

Quanta fame hai da uno a dieci?
Uno.
Sì, ma io adesso devo pisciare, quindi andiamo a mangiarci un piatto di pasta. Lo vuoi un piatto di pasta?
Voglio un piatto di pasta sempre. Anche se non ho fame.
Ma non puoi pisciare in mare?
Che dici, qui ce lo fanno un piatto di pasta? Io non credo.
È gente di mare. Ci faranno un piatto di spaghetti con le vongole.
Puoi giurarci.
Qua non hanno nemmeno la cucina.
Ma io devo pisciare.
Mi faccia una piadina per favore.
Le fate anche le insalate? E avete un bagno?
Fuori sulla sinistra.
Grazie.
Guardate. Avete visto questo pezzo di tatuaggio che mi manca? Mogliema. M’ha dato na cortellata.
Risate.
Posso vedere anche io, per favore? Mi faccia vedere il braccio, me lo faccia vedere.
Ah. Singolare.
Risate.
Un coltello seghettato? Dal danno non sembrerebbe essersi trattato di una lama liscia.
Ma no, un coso, un attrezzo tagliente. Mi sono riparato così:
Segue gesto.
Risate.
Mia moglie era una ossessionata dalle pulizie. Trecento euro di bollette d’acqua al bimestre. Lo potreste credere?
Poi ti ha accoltellato.
Ora siamo separati.
Mangiamo.
Potresti toccarmi un po’ meglio dentro la coscia?
Oh, sì…
…mi piace…
Continua.
No. Vado a fumare.
Ma ti piaceva il tipo che è entrato?
Chi? Quello coi capelli gialli? No. Io guardavo il cane.
Meglio il cane.
Piove di nuovo.
Andiamo via da questo posto di mare.
Torniamo verso le montagne.

fellini la dolce vita6 (67)

(Credits: “La dolce vita“, 1960 – Federico Fellini)

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